La consolazione per noi targati anni Settanta è che non serve essere nati ai tempi delle guerre Puniche per aver giocato almeno una volta con le Micro Machines.E proprio di automobili - a modo loro - microscopiche, parliamo oggi.Originate nel paese del Sol Levante, la categoria keijidōsha (軽自動車) - che in abbreviazione diventa kei - è una normativa tipicamente giapponese in tutto e per tutto, e dedicata alle vetture ultra‑compatte.Le specifiche attuali (ormai in vigore dal 1998) prevedono un massimo di 3,4 metri di lunghezza, 1,48 metri di larghezza, 2 metri di altezza massima e 660 cc di cilindrata.Questi piccoli bolidi, oltre a un fascino tutto loro, portano con sé anche una serie di vantaggi fiscali: dall’assicurazione contenuta, alle tasse annuali e di peso significativamente ridotte, con risparmi che vanno oltre il 30% rispetto alle auto normali.Le kei-cars vengono introdotte nel 1949, con limiti di 150 cc (100 cc 2T) che aumentano poi a 360 cc nel 1955 e infine a 660 cc nel 1990.Le prime kei (ovvero quello che vanno in circolazione tra il 1949 e il 1975) nascono come un’alternativa economica alle moto.Nel 1955 vedono la luce modelli iconici come la Subaru 360, soprannominata ladybug e venduta in oltre 392.000 unità
Tra il 1976 e il 1990 si apre l’era dell’imposizione di norme antinquinamento, di tasse e ispezioni obbligatorie che fanno calare le vendite in maniera considerevole.Tuttavia, molti modelli si espandono e vengono dotate di freni a disco e di tutta una serie di automatismi.Tra il 1990 e il 2014 giungiamo finalmente ai famigerati 660 cc, con un limite di potenza di ~64 hp, secondo un rigoroso accordo stretto tra i costruttori, a colpi di inchini.È qui che si affermano le sportivette che prendono il nome di gentleman‑driver.Dal 2009 entrano in commercio anche le versioni elettriche (cappeggiate dalla Mitsubishi i‑MiEV) e nel 2022 arriva la Nissan Sakura EV, con 20 kWh e circa 100 km di range.La Subaru 360 (prodotta tra il 1958 e il 1971) è la prima kei-car davvero di successo, con la sua carrozzeria leggera, le sospensioni indipendenti e una sonora esenzione parziale dalla normativa di sicurezza.
Tra il 1976 e il 1990 si apre l’era dell’imposizione di norme antinquinamento, di tasse e ispezioni obbligatorie che fanno calare le vendite in maniera considerevole.Tuttavia, molti modelli si espandono e vengono dotate di freni a disco e di tutta una serie di automatismi.Tra il 1990 e il 2014 giungiamo finalmente ai famigerati 660 cc, con un limite di potenza di ~64 hp, secondo un rigoroso accordo stretto tra i costruttori, a colpi di inchini.È qui che si affermano le sportivette che prendono il nome di gentleman‑driver.Dal 2009 entrano in commercio anche le versioni elettriche (cappeggiate dalla Mitsubishi i‑MiEV) e nel 2022 arriva la Nissan Sakura EV, con 20 kWh e circa 100 km di range.La Subaru 360 (prodotta tra il 1958 e il 1971) è la prima kei-car davvero di successo, con la sua carrozzeria leggera, le sospensioni indipendenti e una sonora esenzione parziale dalla normativa di sicurezza.
Quello che affascina di questi piccoli miracoli a quattro ruote sono le curiosità che ognuna conserva all’interno delle scocche minute e dei motori ruggenti.Tanto per cominciare, il limite di potenza per fair play, non è davvero legge, ma piuttosto un gentleman’s agreement tra i costruttori, teso a limitare a 64 hp i modelli 660 cc, per evitare una altrimenti inevitabile escalation prestazionale.Oltretutto, in alcune zone rurali, le kei-cars non richiedono il certificato di posto auto, a differenza delle auto normali.Alcuni modelli più intraprendenti hanno varcato i confini del Giappone per andarsene a zonzo nel mondo.È il caso della storia curiosa relativa alla Subaru 360 che è stata esportata negli USA come piccola autovettura cheap and ugly per via della sua forma e nonostante la scarsa sicurezza, essendo addirittura esente dai crash-test di routine.Negli anni sono nate vere e proprie varianti bizzarre dei modelli madre.Esistono micro‑van a forma di retro‑camper o stile anni ’60 come - per esempio - i pirata‑van ispirati al VW Microbus.Fino alla fine degli anni ’60 le kei monotoni erano dotate di un dispositivo che veniva chiamato speed chime, ovvero un allarme sonoro che si faceva sentire in caso di superamento dei limiti di velocità.Giusto per darsene conto…
Nel mercato odierno, le famigerate kei-cars non soddisfano più la maggior parte degli standard Euro‑NCAP imposti, e proprio per questo motivo sono difficilmente esportate - perlomeno in maniera ufficiale - anche se alcune politiche europee spingono in direzione di minicar urbane similari.
A dispetto di tutto, le kei continuano ad avere un peso notevole nel mercato automotive del Giappone e rappresentano circa il 40% del venduto auto domestico nel valore delle contrattazioni per modelli minicar.Il Daihatsu Move è tornato nel 2025 con la settima generazione che introduce per la prima volta le porte scorrevoli posteriori in certi allestimenti, i touchscreen più grandi nei minuscoli pannelli anteriori, e una dotazione di interni moderna e di maggiore comfort.
A dispetto di tutto, le kei continuano ad avere un peso notevole nel mercato automotive del Giappone e rappresentano circa il 40% del venduto auto domestico nel valore delle contrattazioni per modelli minicar.Il Daihatsu Move è tornato nel 2025 con la settima generazione che introduce per la prima volta le porte scorrevoli posteriori in certi allestimenti, i touchscreen più grandi nei minuscoli pannelli anteriori, e una dotazione di interni moderna e di maggiore comfort.
Il Mitsubishi Delica Mini, presentato nel 2023, ha già in canna una seconda generazione dal 2025.In questo caso si tratta di un kei‑microvan con caratteristiche da minivan compatto ma con lo stile distintivo delle altre sorelle micromachines.
Il Nissan Sakura, veicolo elettrico kei, lanciato nel 2022, continua a crescere nelle vendite, giorno dopo giorno, senza sosta.C’è una spinta decisa verso versioni EV delle kei car.L’esempio più noto rimane il Nissan Sakura (EV) - già presente sul mercato - mentre da ottobre 2024, Honda ha iniziato a vendere un van micro‑elettrico classificato come kei e pensato per consegne urbane, con un’autonomia dichiarata che lo spinge addirittura attorno ai 245 km di autonomia con una carica.In pratica una batteria con le ruote!
BYD - il grande marchio cinese di EV - sta pianificando, per la seconda metà del 2026, l’ingresso nel mercato giapponese dei kei EV a basso costo, in risposta diretta e come guanto di sfida ai marchi giapponesi tradizionali.D’altro canto, il Giappone sta irrigidendo le norme sulle emissioni, sia a livello di motori a combustione interna che per quanto riguarda le idoneità alle ispezioni periodiche. E con tutta l’educazione di cui sono dotati i nostri fratelli del Sol Levante, va detto che non tutte le modifiche aftermarket sono ben viste, né tantomeno regolate. E pure le kei EV portano con sé considerazioni su come ricaricare, manutenere le batterie, gestire le infrastrutture di ricarica nei centri urbani e nelle zone rurali.Le kei cosiddette super‑height wagon (ovvero molto alte, con interni verticali e un grande uso dello spazio) restano da sempre alcuni dei modelli più popolari, soprattutto quelli dotati di porte scorrevoli e di configurazioni utilitarie che le rendono particolarmente appetibile per famiglie, servizi di consegna, e uso urbano in generale.Ormai si nota anche una crescente domanda per modelli cosiddetti premium within kei, ovvero dotati di finiture più raffinate, dotate di tecnologie all’avanguardia - come infotainment digitali e assistenza alla guida - che garantiscono un comfort superiore e in qualche modo giustificano un prezzo relativamente alto per una kei.Anche per le sorelline più piccole delle auto tradizionali, la personalizzazione regna sovrana, e include addirittura stili tipo SUV‑kei‑car (crossover micro), colori a due‑toni e dettagli estetici fatti esclusivamente per distinguersi, nonostante i modesti limiti dimensionali.
Il mercato americano dei kei trucks/kei cars importate cresce in maniera costante, soprattutto grazie alla 25‑Year Import Rule che permette importazioni di veicoli ultra maggiorenni - in dettaglio con più di 25 anni di età - bypassando bellamente certi standard federali.Tuttavia, vari stati hanno a che fare con alcune restrizioni secondo le quali non è permesso titolare questi veicoli per un uso su strada, oppure scontrandosi con limiti di accesso a determinate tipologie di strade.Alcune leggi recenti riconoscono le kei come categoria ammessa: per esempio in Colorado è stata approvata una legge che definisce i kei vehicles per i quali è permessa la registrazione, purché rispettino alcune regole relative a dimensioni, potenza, norme sulla sicurezza come airbag a impatto frontale, superamento di crash test, limiti di emissioni inquinanti, omologazioni che risultano piuttosto costose e spesso più complesse che per i veicoli non originali, o addirittura modificati.Di certo i costi di importazione, i pezzi aftermarket, i dazi e le dogane - tenendo pure in conto la spedizione e la consegna del nostro bolide - possono rendere l’acquisizione di uno di questi gioiellini quantomeno poco conveniente, se non pianificata a dovere.Di certo, in un’epoca in cui l’automobile è sempre più spesso sinonimo di SUV mastodontici e crossover sovrappeso, il Giappone continua a coltivare con fierezza questa nicchia controcorrente e le piccole kei, leggere e compatte, partorite dalle menti ingegneristiche del secondo dopoguerra come risposta economica ai bisogni di mobilità nazionale, sono oggi un fenomeno culturale e industriale, senza dubbio unico al mondo.



























